Chemioterapia e Ormonoterapia

Nel video, Il Dottor Aron Goldhirsch, Direttore del programma Multidisciplinare di Senologia presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ci spiega i possibili trattamenti nelle pazienti con tumore mammario, da quelli precauzionali, utili a ridurre l’incidenza di una ricaduta della malattia a quelli dati in fase avanzata della malattia, che servono a migliorare la qualità di vita dei pazienti.




Chemioterapia

È la combinazione di diversi farmaci che servono a curare alcune malattie, la più comune delle quali il cancro. Questa è una malattia caratterizzata dalla divisione incontrollata di cellule “impazzite” che si moltiplicano continuamente senza eliminare le precedenti. Anche in un corpo sano le cellule si dividono continuamente, ma allo scopo di eliminare quelle vecchie e sostituirle con quelle nuove per mantenere efficienti organi e tessuti.

La chemioterapia ha proprio la funzione di agire sulla divisione cellulare incontrollata, come spiegheremo più aventi, e può anche essere somministrata in vari modi:
• per bocca (orale);
• con iniziazione sotto la pelle (sottocutanea) o nel muscolo (intramuscolare):
• con la lenta immissione in vena di un liquido, detta “flebo” (intravenosa).
Sono molti i farmaci in grado di interferire sulla divisione delle cellule ma la loro combinazione non è sempre la stessa: essa varia a seconda del tipo di tumore, del suo stadio, delle sue caratteristiche e anche delle caratteristiche individuali del paziente. Essa viene somministrata per cicli: ogni ciclo in genere viene effettuato in pochi giorni, seguito da un periodo di “riposo”, per poi ripetersi con questa cadenza per un lasso di tempo variabile.

La chemio tuttavia non è l’unico rimedio possibile contro il cancro: a volte è sufficiente da sola ma, in alcuni casi, essa è associata alla chirurgia e alla radioterapia.

L’insieme di tutti questi trattamenti ha lo scopo di cercare di eliminare le cellule malate, anche le più piccole, di cui il  medico sospetta la presenza ed evitare che si diffondano in altri organi, o anche per prevenire il ripetersi della malattia.

Prima di iniziare la terapia, il medico oncologo ti incontrerà per spiegarti che tipo di chemio, a suo parere, è più adatto al tuo caso. Durante questo incontro gli puoi porre tutte le domande che vuoi, richiedere tutti i chiarimenti di cui hai bisogno e, eventualmente, puoi concordare con lui una variazione nella terapia.

Come agisce la chemioterapia?

Qualunque sia la forma con cui assumerai la chemioterapia (per bocca, con iniziazione intramuscolare o venosa), il farmaco viene assorbito dal sangue in tutte le cellule sia in quelle cancerogene, sia in quelle sane.

Il suo compito è interferire sulla capacità della cellule di dividersi e di riprodursi. Non tutti i farmaci che compongono la miscela agiscono in maniera uguale: se quindi un farmaco non è sufficientemente efficace, lo sarà certamente un altro.
In questo modo una grande quantità d cellule sarà eliminata a seguito di ogni trattamento, comprese quelle sane, in particolare quelle del midollo. Per questo motivo è necessario interrompere di quando in quando la somministrazione del farmaco e dare così il tempo alle cellule sane di riprodursi.

Ogni individuo reagisce in maniera diversa alla terapia e, di conseguenza, anche la durata del trattamento può cambiare a seconda dei casi; il tuo medico oncologo tuttavia, dopo alcune sedute, sarà in grado di prevedere con una buona probabilità di esattezza in quanto tempo sarà possibile completare i cicli necessari al tuo caso.

È importante però sottolineare che, in questi ultimi anni, la ricerca ha fatto enormi progressi e, grazie alla sempre più approfondita conoscenza del bagaglio genetico umano e del comportamento di geni particolari, sono stati messi a punto farmaci mirati, cosiddetti “farmaci intelligenti” in grado di “bombardare” solo le cellule cancerogene e risparmiare quelle sane. Questo comporta un’efficacia del farmaco maggiore con un danno complessivo molto minore.


Dove si effettua la chemioterapia?

Se per te è prevista una somministrazione orale, sottocutaneo o intramuscolare potrai effettuare la terapia a casa. Se invece è prevista una somministrazione in vena, la dovrai effettuare in day hospital, come paziente esterna: in questo caso, il tuo medico oncologo prescrive il tipo di miscela da iniettarti e indica la cadenza temporale prevista, il personale ausiliario provvederà poi a disporre il calendario e gli orari nei quali ti dovrai recare al day hospital per l’esecuzione della terapia, che avrà una durata variabile a seconda del medicinale che ti verrà iniettato. Sarai sistemata in una sala apposita dotata di poltrone predisposte a questa funzione o, in caso di necessità, potrai usufruire di un letto.
Durante questo tempo puoi leggere, conversare con gli altri pazienti, ricevere qualche veloce visita di parenti o, se lo richiedi, puoi usufruire del sostegno di uno psicologo.

Al termine della terapia puoi tonare a casa, in genere, anche da sola.

Solo in casi particolare può essere indispensabile il ricovero ospedaliero: ad esempio se fosse necessaria una serie di iniezioni in tempi ravvicinati.

Talvolta può essere opportuna una degenza più lunga. In questo caso il tuo medico oncologo ti spiegherà i motivi e ti indicherà i tempi previsti.

Dopo questa breve presentazione, è probabile che tu abbia tante domande da porre e tanti dubbi che forse non osi esternare. Cerchiamo quindi di prevedere quelli che più ti tormentano.

Come viene somministrata la terapia?

Come abbiamo accennato sopra, la chemioterapia può essere effettuata secondo modalità diverse che dipendono dai farmaci usati. La modalità più diffusa è per iniziazione in vena, mentre meno frequente è la somministrazione per bocca e per iniziazione intramuscolo o sottocute.

Ci sono persone che hanno vene “nascoste”, difficili da trovare oppure può capitare che si preveda un periodo di somministrazione lungo. In questi casi, se vuoi, per evitare il disagio di dovere ogni volta cercare la vena giusta, è possibile posizionare un cosiddetto “accesso venoso centrale”. Si tratta di un catetere fisso, innocuo e indolore, impiantato in una vena nel torace: tale dispositivo viene inserito una sola volta all’inizio della chemioterapia con anestesia locale e consente di iniettare i farmaci alla fine della cura sarà rimosso senza conseguenze prima di effettuare la chemioterapia sarai sottoposta ad esami del sangue, per controllare sia i valori dei globuli bianchi, emoglobina e piastrine sia la funzionalità epatica e renale. Se il numero delle cellule del sangue non fosse sufficiente, il ciclo di chemioterapia verrà rinviato per il tempo necessario, in modo da mantenere costante la dose ottimale prevista al fine di avere il massimo dell’efficacia terapeutica. Oggi esistono farmaci in grado di facilitare il rapido recupero del valori normali di queste cellule: essi si chiamano fattori di crescita e vengono somministrati dai medici ogni qualvolta si renda necessario.

Quando si effettua la chemioterapia?

Prima dell’intervento chirurgico (chemioterapia primaria)

Il trattamento chemioterapico può essere somministrato prima dell’intervento chirurgico sulla mammella al fine di “ridurre” il tumore e consentire interventi meno demolitivi.

Nelle pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato (tumori fissi alla cute o alla parete toracica), la terapia combinata con chemioterapia primaria rappresenta oggi quasi ovunque il trattamento de elezione.

Nelle pazienti con carcinoma mammario operabile, la chemioterapia primaria rappresenta una nuova strategia terapeutica, il cui obiettivo principale è quello di migliorare ulteriormente i risultati terapeutici in termini di guarigione e di sopravvivenza libera da malattia. Nello stesso tempo si ottiene una riduzione del tumore sufficiente per consentire di eseguire un intervento chirurgico conservativo (quadrantectommia) invece di uno multiplo (mastectomia), indispensabile nelle pazienti in cui la dimensione del tumore mammario è molto ampia

Gli studi condotti presso centri europei e americani hanno dimostrato che la chemioterapia è in grado di ottenere un notevole aumento di interventi chirurgici conservativi.


Ormonoterapia

L’ormonoterapia, o terapia ormonale, consiste nella somministrazione di farmaci in grado di interferire con l’attività degli estrogeni, ormoni ritenuti coinvolti nell’insorgenza e nello sviluppo di almeno due terzi dei tumori mammari. Per tale motivo si ritiene che la loro riduzione possa essere un trattamento efficace.
I meccanismi di azione fondamentali dell’ormonoterapia sono sostanzialmente tre:

1. impedire alla cellula tumorale di essere influenzata dagli ormoni prodotti dall’organismo attraverso la somministrazione di un antiestrogeno (Tamoxifen);
2. inibire la produzione di estrogeni, bloccando l’azione di un enzima, aromatasi, che trasforma gli androgeni in estrogeni (inibitori dell’aromatasi);
3. inibire la produzione degli estrogeni prodotti dalle ovaie utilizzando gli analoghi dell’LHRH (ablazione ovarica).

In quali casi è indicata la terapia ormonale?
L’omonoterapia è efficace soltanto nelle donne in cui è stata dimostrata la presenza di recettori per l’estrogeno e/o il progesterone sulla superficie delle cellule tumorali.
Il tumore si definisce in questo caso estrogeno-positivo (ER+) e/o progesterone-positivo (PGR+).

Come avviene la scelta del trattamento?

La scelta del trattamento più indicato per ogni donna dipende da una serie di fattori, i principali dei quali sono:
• caratteristiche della malattia
• trattamenti già ricevuti
• presenza di recettori specifici sulle cellule neoplastiche
• stato menopausale.
l’oncologo discuterà con voi quale tipo di terapia ormonale sia più indicato nel vostro caso, consigliando una terapia ormonale con tamoxifen o con inibitore dell’aromatasi o potrebbe essere offerta la sequenza dei due farmaci per un tempo complessivo di almeno cinque anni.